Quarta domenica di Avvento

Di   20/12/2014

reggie_the_double_tailed_betta_by_kelpish-d558mmpNel cuore della Novena di Natale, in questa 4° domenica che ci trova sulla soglia del grande mistero, l’invito ad attendere Gesù si fa più pressante ed accorato.

La Parola di Dio non lascia spazio alle nostre paure e agli indugi: Dio viene, sta con noi per sempre, supera ogni difficoltà; niente è impossibile per Lui.

Dentro lo stupore e la riconoscenza di questi giorni si intravvede il profilo del credente: umile, povero, fiducioso. Saldo sulla roccia del certo venire di Dio, la contemplazione dell’amore che viene a salvarci gli scalda il cuore e lo rende lieto, arriva fino alle estremità della sua persona – alle mani, ai piedi – e diventa operosità silenziosa.

Due rischi dobbiamo riconoscere ed evitare: la frenesia e il disfattismo.

  • Ultimi giorni prima di Natale: appuntamenti che si accavallano, impegni rimandati all’ultimo minuto che ci aspettano al varco; feste da preparare, regali da fare, menù da organizzare in famiglia e in parrocchia; attenzione a non dimenticare nessuno…; fare i conti al centesimo perché non si può largheggiare…

Tutte cose da fare, per gli altri e per noi, per i piccoli e gli anziani: impegni di famiglia, di amicizia, di vita ecclesiale. Non se ne può fare a meno. Ma… il cuore che fine fa? Il rapporto stretto coltivato in queste settimane col Signore nel segreto della vita di ciascuno verrà disperso?

I più grandi contemplativi sono stati anche uomini e donne d’azione, infaticabili e sorridenti, sempre in prima linea, con gli occhi aperti, pronti a servire. Non si tratta di scegliere se essere presenti agli uomini o a Dio: le due cose non sono mai separate. Occorre essere presenti a Dio con tutta la propria persona per essere presenti agli altri senza agitazione, dispersione, frenesia, senza mettere noi stessi al centro, senza lamentele ed eccessive stanchezze. Se il cuore è colmo di Dio e anche calmo, lieto e il senso di pienezza fa riuscire bene ogni cosa. Se Lui è il nostro centro, l’amore più grande, nel luccichio delle nostre strade illuminate, nel frastuono dei clacson, dei cellulari, delle pubblicità, coltiveremo angoli di silenzio – sapeste come può scoppiare improvviso il silenzio in mezzo al rumore, in un cuore innamorato! – nel via vai dei negozi, dei mezzi di trasporto, degli impegni da appuntare, sapremo incontrare gli sguardi delle persone, regalare sorrisi, ascolto, attenzione, vicinanza.

E nello sgomitare di molti per raggiungere posizioni in vista, posti di prima fila, ci metteremo tranquillamente in mezzo a coloro che non fanno notizia perché non hanno bisogno di mettersi in mostra. Infatti Dio dice loro: “Vengo e sono sempre con te dovunque tu vada.” E questa è l’unica cosa che conta.

  • In questa novena sembra di vivere con una sensibilità particolare, moltiplicata in intensità, tutto quello che di negativo ci accade intorno: la repressione della libertà, soprattutto religiosa, in molti stati; le stragi familiari che colpiscono i più deboli, le donne e i bambini; la corruzione dilagante che ci colpisce anche da vicino e rischia di toglierci la fiducia nelle persone; le nostre realtà umane di famiglia, di lavoro, di parrocchia, che spesso ci sembrano così piatte, segnate soprattutto dal limite, nostro ed altrui, inquinate dall’arrivismo, dalla rivalità, dal formalismo, dal servirsi delle persone senza curare i rapporti né costruire fraternità…

Tutto questo ci sfianca, ci deprime, ci demoralizza, ci toglie le energie. E il gioco è fatto; così  siamo spenti, fermi, tristi, sopraffatti dal male.

La fede non ci chiede di chiudere gli occhi e il venire di Dio non è una bacchetta magica che cambia il male in bene. Ma vivendo il bene insieme a Lui che viene ad abitare le nostre case, a condividere gli affetti, il lavoro, le relazioni, costruiremo dal di dentro un mondo nuovo.

Il deserto fiorirà, scaturiranno fiumi da brulle colline, salteranno gli zoppi, si rallegreranno coloro che piangono, ciò che è morto riprenderà vita. E tutto questo non accadrà in un altro tempo e in un altro mondo ma qui e ora, perché “tutto è possibile a chi crede”.

Tocca a noi: Lui viene, ma se stiamo a piangerci addosso, se ci facciamo prendere dal senso di impotenza, se lasciamo che i prepotenti, quelli che alzano la voce, quelli che distruggono invece di costruire, l’abbiano vinta, se ci facciamo rubare la gioia – come ripete spesso Papa Francesco – Gesù non farà una magia, non farà scendere dal cielo un nuovo mondo perfetto…ci aspetterà, piccolo, povero e impotente finchè non capiremo che siamo noi oggi le sue mani e i suoi piedi, il suo sguardo e la sua voce.

Tocca a noi annunciare e vivere la speranza; credere in un mondo secondo il Vangelo e costruirlo; disseminare la vita di piccoli gesti, umili e infaticabili; testimoniare una nuova umanità perché Lui è con noi.

Il segreto? Ce lo suggerisce il S. Curato d’Ars: “vivere in Dio come un pesce nell’acqua, come un bambino nella mamma”, “essere, noi e Lui, come due pezzi di cera” che, scaldati dalle mani di un bambino, diventano una cosa sola.

Buono sprint finale! Attenti, lieti ed operosi.

Sr. Amelia