II domenica di Quaresima

Di   01/03/2015

640px-HartavorCi siamo avventurati in questo viaggio di ritorno – ritorno ad una relazione “di cuore” con noi stessi, con gli altri, con il Signore – ed anche noi, come Abramo, alla chiamata abbiamo risposto:” Eccomi!”

Ora il cammino si fa esigente, cominciamo a capire tante pagine di Vangelo in cui Gesù spegne gli entusiasmi facili, sfugge le acclamazioni, si sottrae all’esaltazione delle folle.

Il sentiero da percorrere si rivela impraticabile, incomprensibile e chiede di fidarsi di Dio oltre ogni logica e sentimento del cuore.

Abramo e Gesù non si lasciano fermare da niente, non si ritengono padroni neanche della propria vita o di quella dei figli, sfidano ogni apparenza di sconfitta, donano tutto, senza chiedere spiegazioni, cercare alternative, azzardare richieste.

Spesso ci è difficile persino dare il superfluo, condividere ciò che comunque è sufficiente anche per noi, figuriamoci dividere il necessario, rinunciare al “nostro” o addirittura a qualcosa di noi. Com’è lontano il Vangelo dalle nostre vite, a volte!

Guai se non siamo capiti o apprezzati.

Guai se siamo contraddetti o non considerati rilevanti.

Guai se ci manca ciò a cui siamo abituati per il nostro “benessere”.

Dov’è il Vangelo che ci chiede di percorrere due miglia col fratello che ci obbliga a percorrerne uno con lui?

Dov’è quando ci dice di non chiedere la restituzione di ciò che è nostro, di alzarci la notte se ci chiedono un pane, di dare senza calcolo, senza volere niente in cambio?

Dov’è l’unico comandamento di amare Dio con tutto ciò che siamo e il prossimo come noi stessi?

Ci ritroviamo smarriti, confusi, consapevoli delle nostre povertà ma il Padre, che ci conosce e ci ama, ci fa un regalo, quello che ha fatto ai discepoli che arrancavano dietro a Gesù senza capire le sue parole esigenti.

Nella Trasfigurazione di Gesù sul Tabor, il Padre ci regala un anticipo della resurrezione. Tutto è possibile perché l’orizzonte della vita è alto, aperto, luminoso ed il senso del nostro vivere è già pieno di quella riuscita totale che è la risurrezione. Allora possiamo affrontare tutto, senza paura, perché tutto è già stato superato e il bene ha già vinto.