III domenica di Quaresima

Di   08/03/2015
San_Giovanni_Paolo_II

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L’invito, all’inizio di questa Quaresima, era a tornare al cuore, cioè alla profondità e all’intimità della nostra relazione con Dio. In tutto il Vangelo Gesù annuncia la presenza di Dio nel mondo, il suo desiderio di salvarci tutti, il suo amore sconfinato. Ed insieme smaschera ogni fede di facciata, fatta di formalità, di apparenze, di riti fine a se stessi che portano a compromessi di cui nemmeno ci accorgiamo.

Il Vangelo di oggi denuncia con forza la necessità di tornare al cuore, alla verità del nostro rapporto con Dio, di non accontentarci di un’apparente vita cristiana, di fare le scelte giuste e non illuderci di poter mettere insieme le esigenze del Vangelo col nostro egoismo.

Gesù chiede anche a noi di buttare fuori dal tempio della nostra vita, nella quale Lui abita con noi, i mercanti dell’interesse personale, dell’egoismo, dell’indifferenza e dell’inimicizia, del mercanteggiare anche il bene, anche la preghiera…

C’è da fare un po’ di pulizia nel nostro cuore perché ritorni all’amore totale e generoso che il Battesimo ci ha regalato per tornare ad essere familiari di Dio e tra noi.

Ci viene in aiuto la prima Lettura di questa domenica che ci indica nei Comandamenti la strada da percorrere per non perderci nel nostro cammino. E i Comandamenti non sono solo leggi o comandi da eseguire: sono i modi per restare uomini e donne che Dio ha reso liberi. Lui diede i Comandamenti agli Ebrei che aveva appena liberato dall’Egitto perché diventassero un popolo libero e unito; oggi ce li ripropone perché ci sottraiamo ad ogni forma di schiavitù, fuori e dentro di noi, e vivendo in un’unione fortissima con Lui (“Io sono il tuo Dio”) , diventiamo credenti veri e popolo di Dio.

In questo tempo di integralismi, di violenze anche in nome di Dio, questa Parola sia luce al nostro cammino verso la libertà da ogni male, da tutto quello che schiaccia e avvilisce l’uomo e ci impegni al rispetto verso tutti, alla stima reciproca, alla collaborazione e alla costruzione della Chiesa come popolo di fratelli.

Non posso fare a meno di ricordare, in questo 8 marzo, che sono proprio le donne, con la loro sensibilità e maternità, col “genio femminile” di cui parlava Giovanni Paolo II, a seminare e costruire per prime la bellezza del vivere insieme, la cura della vita e l’attenzione a ciò  che è piccolo e ad ogni bisogno. Preghiamo che ogni donna possa esprimere questi valori, in ogni cultura.