V domenica di Quaresima

Di   21/03/2015

Chiesa_S.S._Annunziata_opera_olio_su_tela_-_San_Giuseppe_Lavoratore_-_pittore_Cesare_GiulianiUn ritornello ci sta accompagnando in questa Quaresima: ritornare al cuore, all’essenzialità, alla profondità, alla cordialità. A quel vivere abbracciando la vita che non ci fa sprecare un solo minuto, che ci fa cogliere la bellezza e la bontà anche nella miseria e nell’errore – l’uomo non è mai il suo sbaglio, è molto di più -, ci fa intravedere possibilità nuove anche davanti alle porte chiuse, ci fa vivere ogni momento intensamente, creativamente, certi che il senso di tutto è già al sicuro nell’amore di Dio e a noi spetta di lasciarlo agire anche attraverso di noi.

A questo ci richiama anche la liturgia di questa V settimana di Quaresima che ci invita, attraverso il profeta Geremia (Ger. 31, 31-34) ad accogliere la novità di un’alleanza inedita, un patto d’amore che ci coinvolge fino alle radici più profonde e fa del rapporto tra Dio e noi una relazione sponsale, fondata sull’esperienza profonda di sentirsi amati così come si è, capiti e perdonati, resi capaci di essere migliori.

Tutto questo avviene in Gesù, nella sua persona che si fa ponte tra Dio e noi: nella sua vita passa tutta la nostra fatica, la resistenza al bene, la tentazione della ribellione, dell’autosufficienza, dell’opporsi a Lui (come fanno i bambini, a volte, gli adolescenti, quasi sempre, gli immaturi, spesso) anche nelle relazioni umane… che a volte ci illudiamo ci faccia essere “grandi”, indipendenti, autonomi… Nella vita di Gesù sono passate le nostre tentazioni di grandezza, di potere, di autosufficienza, ma Lui era Figlio e la sua relazione d’amore col Padre ci ha salvato, ci ha reso possibile tornare ogni volta al cuore, alla verità di ciò che siamo con Lui e tra noi (Eb. 5,7-9).

Ed allora, avvicinandosi la Pasqua ( con tutto ciò che di doloroso, di laborioso, di primaverile questa parola esprime, già nella cultura ebraica) Gesù ci parla della vera “gloria”. Non quella degli applausi e dei riconoscimenti, dei primi posti e dei rapporti di forza, basati sull’ipocrisia, ma quella della vita che germoglia silenziosamente, come il seme nell’oscurità della terra, rinunciando all’apparire e all’avere per sé, così da moltiplicarsi in un dono che fa felici molti. Il seme che non tiene stretta la sua vita ma la perde, la riavrà “cento volte tanto”.

Se seguiamo Gesù in questo donare la vita non pensando a se stesso, entreremo anche noi nella “gloria” che accetta di passare attraverso la paura, lo smarrimento del perdersi, per “attirare” tutti alla pienezza di una vita donata, moltiplicata, abbondante, che raggiunge ogni povertà, ogni solitudine, ogni errore per colmare, consolare, condividere, abbracciare.

Tornare ad una vera relazione d’amore rende felici e semina intorno a noi la felicità della salvezza.

E’ questo che ci dice, questa settimana, anche il ricordare S. Giuseppe e con lui tutti i papà e coloro che custodiscono e fanno crescere la vita. Prendersi cura, volere il bene dell’altro, donando qualcosa di noi, in ascolto della Parola che ci svela ogni giorno il progetto buono di Dio per ciascuno è vivere e far vivere nella gioia vera.

Buona settimana!