Un’esperienza di Chiesa in uscita

Di   15/05/2015

IMG-20150514-WA0015Da tanto tempo mi fanno riflettere le provocazioni di Papa Francesco a proposito di una Chiesa in uscita, vicina a chi è fragile, mischiata alla gente, povera e senza sicurezze, senza potere, che percorre le strade degli uomini e ne condivide gioie e dolori.
Rifletto, prego e mi interrogo su tante possibilità che ci offre anche la vita di tutti i giorni se siamo vigili e aperti.
Per questo, la proposta di partecipare ad una Missione popolare a Potenza, dove già opera pastoralmente una piccola comunità di Suore Sacramentine, mi è sembrata un’occasione da non perdere.
Il problema più grande da affrontare era il nostro convento, qui ad Acquapendente, che è già frequentato da pellegrini e gruppi fin dall’inizio della primavera, con tutto ciò che l’accoglienza comporta. Chi poteva, con sr.Livia, essere in grado di far fronte ai piccoli e grandi problemi di ogni giorno, condividendo il lavoro e la vita quotidiana?
Si vede che davvero il Signore mi voleva a Potenza perché ho chiesto a mia sorella – che durante l’anno viene più volte e ci aiuta con piacere – la quale ha accettato subito ed è venuta con mia mamma per tutta la settimana. Con la sua energia allegra ha dato un tocco di ordine e di bellezza anche a certi ambienti nei quali non sono stati ancora fatti dei lavori e il suo entusiasmo travolgente ha coinvolto gli ospiti di quei giorni.
La missione è partita così, serenamente, nella sicurezza che era proprio quello che il Signore mi stava chiedendo, anche perché le catechiste con le quali avevamo preparato i bambini alla Prima Comunione hanno accettato di vedermi partire proprio la vigilia della cerimonia!

Una missione molto condivisa, dunque, e infatti…
L’idea della missione popolare è venuta a don Donato, parroco della chiesa dell’Immacolata, in occasione dell’ordinazione sacerdotale di un giovane della parrocchia ed ha coinvolto gli Istituti Religiosi presenti nella zona (ben cinque, noi comprese) perché la Chiesa sta vivendo l’anno dedicato alla vita religiosa.
Domenica 3 maggio, durante la messa, tutti i missionari (oltre alle suore c’era un bel gruppo di laici che ci hanno accompagnato) hanno ricevuto il mandato di andare a benedire tutte le famiglie ed una croce di ulivo da portare al collo. Abbiamo risposto il nostro “Eccomi!”, ricevuto la benedizione e partecipato ad una solenne celebrazione.
Dall’annuncio della missione, fatto nei giorni precedenti, si era creata molta attesa nelle persone e nelle famiglie: il quartiere è molto popolare, composto prevalentemente da alti palazzi privi di balconi, stipati di gente, venuti su in fretta dopo il terremoto degli anni ’80 …e rimasti lì.
La chiesa ne è davvero il cuore, con le sue molte attività che coinvolgono piccoli e grandi, con una cura particolare per la bellezza delle liturgie e l’accompagnamento dei molti problemi.
La casa delle suore è tra gli alti palazzi, ma situata su una specie di altura verde, che le crea intorno un’atmosfera di silenzio e di pace. E’ un piccolo prefabbricato, molto essenziale – ci piove anche dentro proprio come nel nostro convento – a pochissima distanza dalla chiesa.
Da lì partivamo ogni mattina per incontrarci con gli altri missionari e muoverci tutti insieme, dividendoci le zone: soprattutto partivamo dopo molta preghiera e con la consapevolezza che per tutta la mattina diverse persone si sarebbero alternate per l’adorazione al SS. Sacramento solennemente esposto, come avviene ogni giorno, per tutto l’anno. E’ questa la vera ricchezza, è questo il centro della vita della parrocchia: Gesù Eucaristia adorato ogni giorno nella cappellina delle suore.
Era Lui che ci mandava, era Lui che portavamo. E abbiamo scoperto ogni giorno che era Lui di cui la gente aveva bisogno, più di ogni altra cosa.

In quei palazzi, alti dodici piani, alcuni dei quali occupati abusivamente, scorre la vita povera e a volte piena di sofferenza, di solitudine, di problemi, di tante persone. Nessuno ci ha chiesto altro che Gesù: anche dove c’erano evidentemente dei problemi – e tanti ne abbiamo ascoltato, con discrezione e rispetto – chiedevano solo la benedizione e quella lasciavamo.
L’acqua santa raggiungeva ogni stanza, le poche parole delle preghiere si mormoravano insieme, si faceva una carezza dove scorrevano le lacrime, e soprattutto si usciva ricordando a noi e a loro che il Signore rimaneva lì, a condividere tutto ed era l’amico, il compagno, l’unico Salvatore. Chi non sapeva leggere, pregava insieme a noi al momento del Padre nostro e quella preghiera aveva il sapore del pane buono. Certi segni di croce! Magari le persone non frequentavano la chiesa ma vivevano quel momento con la certezza della visita del Signore e si vedeva che Lui porta sempre pace e gioia. Dove le porte non si sono aperte abbiamo sempre pregato sottovoce, convinti che il Signore non si lascia fermare da niente…
Questo andare su e giù per le scale, sui marciapiedi assolati nel primo caldo veramente estivo – persino nei negozi, dove i proprietari volevano la benedizione perché vi trascorrono la maggior parte della giornata – ci ha fatto spesso pensare all’andare di Gesù tra la gente e alla “chiesa in uscita”, alla necessità di incontrare le persone lì dove vivono ogni giorno per comunicare a tutti la gioia del Vangelo.

Le celebrazioni serali, sempre molto partecipate, raccoglievano ogni preghiera, ogni problema, ogni fatica. La mattina, prima di partire per la benedizione delle famiglie, incontravo brevemente i bambini delle scuole elementari e i ragazzi delle medie che il giorno della Madonna di Pompei sono venuti tutti in parrocchia con i loro insegnanti per la recita del Rosario con tutta la comunità.

La veglia di preghiera, la sera prima dell’ordinazione sacerdotale di don Giuseppe, ha chiuso la missione nella commozione di molti, con una lunga adorazione piena di gratitudine al Signore che resta sempre con noi e si serve di noi per continuare ad essere presente, vicino, partecipe della vita di ogni uomo.

Grazie al Signore per questa esperienza che ho vissuto come un regalo.

Grazie a mia sorella Nicoletta, mia mamma e sr. Livia che hanno fatto cose belle in questa casa.

Grazie a sr. Esterina, sr. Luigia e sr. Maria, con le quali ho vissuto giorni intensi, davvero sacramentini.

Grazie a don Donato, alla sua animazione pastorale.

Grazie a tutti coloro che ho incontrato e che restano nella mia preghiera.

 

Sr. Amelia