Domenica, 4 dicembre 2016

Di   04/12/2016

Cari amici,

in questi giorni l’inizio dell’Avvento è tutto carico della presenza di Maria, giovane donna aperta alle proposte di Dio, pronta ad accoglierne le novità impegnando la sua stessa vita.

E la liturgia della seconda domenica di questo tempo ci descrive l’orizzonte dei tempi nuovi che Maria, già nel suo presente, intravede, al quale si consegna e che impasta, pazientemente, lietamente, concretamente, con la sua stessa carne.

Donna dei tempi nuovi, ne sperimenta il venire come tutti i Profeti, l’ultimo dei quali – Giovanni Battista – ci parla nel Vangelo di questa domenica: – Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino – (Mt.3).

Di questa vicinanza Maria è portatrice, ne intuisce i segni e li incoraggia. Con lei possiamo chiedere allo Spirito di essere attenti ed operosi, costruttori del Regno che viene.

Lo auguro a ciascuno con una riflessione di don Tonino Bello.

La festa dell’Immacolata ci faccia desiderare di anticipare il cielo sulla terra.

Un abbraccio a ciascuno con affetto

Sr. Amelia

“Nei brani biblici sono bandite le mezze misure e i toni smorzati non vi compaiono neppure alla lontana. Si direbbe che le Scritture vivono sui contrasti. Del resto, con un protagonista come Giovanni – ispido nelle sue vesti di peli di cammello, selvatico come il miele di cui si nutriva – le tinte intermedie non potevano essere le più indicate.

I contrasti compaiono già nel testo di Isaia 11, 1–10: “ lupo e agnello, pantera e capretto, orsa e mucca, aspide e lattante…”

namibia-288915_960_720E poi continuano nel passo di Matteo 3, 1-21: “ deserto e fiume, parola e voce, denuncia e proposta, acqua e fuoco, grano e pula…”

Non si potrebbe, allora, cogliere l’occasione per affidare a tali contrapposizioni  tematiche l’annuncio di questo avvento che, tutto sommato, si riduce a una grande parola: – Convertitevi-?

Il tema della pace messianica ritorna con insistenza e costituisce il filo rosso che attraversa tutto l’Avvento. Per non correre il rischio di relegare questo tema nel limbo delle buone intenzioni, occorrerà chiedersi se nelle nostre comunità stiamo facendo qualcosa per giungere alla convivenza del “lupo” e dell’”agnello”, alla convivialità che si poggia sulla giustizia. (…)

Se il “deserto” è il luogo dell’intimità con Dio, della prova, della purificazione, dell’abbattimento degli idoli, viverne la spiritualità oggi deve comportare tante conseguenze: non lasciarci prendere dall’affanno delle cose, non sprofondare nello scoraggiamento quando si sperimenta l’aridità e la fatica nel quotidiano, con tutte le sue tentazioni, abbattere i piccoli idoli che abbiamo eretto, forse anche accanto alla croce, nel santuario della nostra coscienza.

Il Battista, definito semplicemente “voce” di colui che verrà dopo e che sarà la Parola, deve provocare, in noi, una conversione all’umiltà, alla coscienza del limite, al rifiuto di ogni arrogante prevaricazione. Noi siamo i servi della Parola. Le prestiamo vibrazioni e risonanze. La portiamo lontano e le diamo cadenze di attualità. Ma la parola è Cristo. E ‘ lui che giudica e che salva. (…)

(Antonio Bello “Fiori tra le rocce”)