Domenica, 11 Dicembre 2016

Di   09/12/2016

Carissimi,

nel cammino verso il Natale – un po’ faticoso, come ogni impegno serio, ma carico di attesa, di meraviglia, di sogni che chiedono di diventare realtà – la terza domenica di Avvento ci regala un’anticipazione della grande gioia legata al venire sulla terra di Dio fatto uomo.

Nella nostra esperienza quotidiana tende a prevalere il negativo, il senso di smarrimento, la sfiducia, la paura del cambiamento.

Tutta la Scrittura parla esattamente del contrario: il deserto che fiorisce, lo zoppo che salta…l’impossibile che diventa possibile.

annunciazione_andrea_della_robbia_1475“Niente è impossibile a Dio” (Lc. 1). Questa frase fa parte del dialogo tra l’Angelo e Maria nell’Annunciazione: Maria è esperta del futuro, della fiducia nell’assoluta novità del Dio che viene.

Chiediamoci quali sono le nostre paure, le nostre chiusure e anche i sogni, le speranze; dove cerchiamo e troviamo il coraggio… Abbiamo la pazienza laboriosa e tenace dell’agricoltore?

Dove si radica la nostra fiducia?

La nostra fede tiene al confronto con la vita di tutti i giorni? Lasciamoci guidare dalle riflessioni di don Tonino Bello.

Un abbraccio di cuore

sr. Amelia

“Rallegratevi nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi, , il Signore è vicino”. (Fil. 4, 4-5) Se l’invito alla gioia oggi è perentorio come non mai, non meno chiare sono le indicazioni che ci vengono offerte affinchè si possa accogliere fruttuosamente il Vangelo della gioia.

Rischiando forse la semplificazione, potremmo individuare le condizioni di fondo, per esserne destinatari sicuri, in questi tre atteggiamenti: umiltà, fedeltà, utopia. Possiamo dire che la gioia del Natale viene accordata agli umili, agli uomini fedeli, ai sognatori.

E allora è utile capire che la parola “letizia” ha la stessa radice di “letame”. Il verbo latino “laetare”, infatti, significa fecondare, concimare, rendere fertile. E letizia è quel sentimento di ricchezza interiore che deriva dal rigoglio spirituale.

La gioia cristiana deriva da due fontane. La prima è la certezza che Dio è fedele e non viene meno alle sue promesse. Se egli ha assicurato il suo aiuto si può star certi che non si tira più indietro. Il nostro, insomma, è un Dio di parola.

“Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete: ecco il vostro Dio, giunge la ricompensa divina.”(Is. 35,3)

La seconda fontana di gioia è la fedeltà che noi dobbiamo conservare nei confronti del Signore, fino a quando egli tornerà: “Siate pazienti fino alla venuta del Signore.”

“Fuggiranno tristezza e pianto”.(Is.35,10) E’ la più incredibile battuta di Isaia, messa al termine di una pagina intrisa di sogni: steppe che fioriscono come narcisi, deserti che risuonano di canzoni, zoppi che saltano come cervi, muti che esplodono negli urli della gioia.

Forse…sono i primi segnali di quel mondo altro, il più vero, il cui avvento, nonostante i nostri sospiri liturgici, facciamo ancora fatica ad affrettare perché non percepiamo l’assoluta novità di Dio…

…Sono il banco di prova del nostro gioioso abbandono alla Parola…”