Domenica, 18 dicembre 2016

Di   16/12/2016

Siamo già nella Novena di Natale!

img-20161216-wa0014L’Avvento è un tempo così breve che sembra di sentire l’urgenza di questo bimbo che sta per nascere ed iniziare la sua vita di uomo tra gli uomini.

Ma ciò che a noi sembra così breve è stato nel cuore di Dio da sempre ed è stato preparato con la collaborazione di molti – donne e uomini – che vi hanno dedicato la vita. I più non sono passati alla storia, le loro esistenze sono trascorse nella fertile umiltà silenziosa che permette a Dio di venire senza interferenze, in piena libertà.

Fossimo capaci di lasciarci andare così al misterioso venire di Dio! Certo, perderemmo ogni proprietà e possibilità di gestione della nostra vita; non capiremmo molto ciò che Lui ne sta facendo; fiducia – stupore – accoglienza – gratitudine… sarebbero i sentimenti che colmano di senso la nostra vita e ne farebbero un miracolo continuo…

Ma noi siamo troppo bravi a prendere misure, mettere i piedi al sicuro, non uscire dagli schemi, fare gli equilibristi, mantenere le apparenze…

Prepariamoci al Natale, in questi ultimi giorni, ascoltando il Vangelo di questa domenica:  Mt. 1, 18 – 24.

E lasciamoci guidare dalla riflessione di don Tonino Bello che ci parla di Giuseppe, l’uomo più silenzioso del Vangelo.

E il Signore ci conceda di prendere il largo, lasciare le sicurezze, aprire le porte all’assoluta novità del Vangelo con l’umiltà, la fiducia, il coraggio, la “leggerezza”, la maturità umana di Giuseppe.img-20161216-wa0012

Fermiamoci a lungo, in questi giorni, a contemplare questa pagina di Vangelo…anche se abbiamo mille cose da fare… impegni, commissioni, acquisti…. Diamo importanza a ciò che ne ha davvero…

Buona riflessione, con affetto

Sr. Amelia

“Il racconto di Matteo 1, 18 – 24 sulla nascita di Gesù non lascia spazi a perplessità di sorta. Avviene all’interno di una costellazione di fatti incredibili, al di fuori di ogni logica umana, dove piuttosto la regola è nell’eccezionalità” dell’evento. Celebriamo, perciò, la manifestazione della imprevedibilità di Dio e della diversità del suo amore.

E non si tratta soltanto del concepimento verginale di Maria, estraneo, contraddittorio, e perfino conflittuale rispetto alle coordinate lungo cui corre la ragione. Altrettanto imprevedibile è l’atteggiamento di Giuseppe che non ripudia, come sarebbe apparso più giusto ai suoi contemporanei, la donna da cui attendeva un figlio senza aver amato.

Chi ne sarebbe capace oggi? E perché avrebbe dovuto farlo Giuseppe, che per di più viveva in un contesto culturale e religioso in cui le adultere venivano lapidate e l’uomo, seppure legato da vincolo matrimoniale, poteva “lecitamente” allontanare la donna per motivi persino banali se non addirittura ridicoli?

E perché Maria avrebbe dovuto assecondare la potenza dello Spirito, che opera novità e poi chiede risposte di amore che sorpassano la comprensione?

E perché mai Dio avrebbe deciso in contemporanea di “squarciare i cieli”, di farsi uomo tra gli uomini, “ Dio-con-noi”, “da ricco che era farsi povero” (2Cor. 8,9) per abitare la storia scartando ogni distanza, ogni mediazione con la stirpe di Davide?

Ecco che Dio si manifesta attraverso i processi della discontinuità, che è una continuità secondo lo Spirito, il quale soffia dove e come crede, quasi mai secondo logica.

Il futuro non viene pensato da Dio come continuità rispetto al presente.

Non c’è fedeltà ai suoi progetti che non richieda strappi.

Non c’è fede che non postuli disponibilità a mutare radicalmente i piani dell’esistere.

Non c’è Chiesa che possa trincerarsi nell’esigenza di essere uguale a ieri per salvaguardare la propria identità.

Ecco che obbedire allo Spirito significa, per Giuseppe, rivedere un progetto di vita familiare già curato nei particolari, costruito pazientemente giorno per giorno, preparato nel dettaglio, che vuol dire anche con fatica.

E per Maria vuol dire rischiare la solitudine, l’abbandono, prestare il corpo e la mente come fossero luogo d’innesto di un futuro che viene totalmente inedito”.

Antonio Bello “Fiori tra le rocce”