Terza settimana di Quaresima

Di   17/03/2017

Ci siamo riproposti di prendere del tempo in questa Quaresima, per risvegliare l’amore con Dio e con gli altri, dandoci delle occasioni, cercando con creatività piccoli spazi nelle nostre vite super-impegnate e soprattutto ricordandoci  che Dio vive con noi, sempre.

La nostra storia è storia sacra, è Vangelo vissuto, tradotto in gesti, parole, sentimenti. Quando ci sentiamo lontani anni luce da questa realtà è perché stiamo vivendo come se fossimo soli, come se tutto dipendesse da noi.

La mentalità pagana (non “umana” perché l’umanità esce dalle mani di Dio somigliante al Figlio…) è dualistica e provoca una spaccatura nella vita : Dio – uomo, preghiera – vita, tempo – eternità.

Unendo in se stesso Dio e l’uomo, Gesù riconduce tutto all’unità.

Dove incontra difficoltà, dove noi facciamo resistenza, ci mette del suo, paga di persona, fino a rimetterci fisicamente, storicamente la vita con gli atteggiamenti che furono suoi sulla terra e che continua a vivere in ogni cristiano: misericordia, tenerezza, prendersi cura, partire dal più debole, fraternità universale…

E non semplicemente aggiusta, ripara, mette una pezza, ma RI – CREA, rifà l’interezza della persona…

  • Credo che uno dei primi esercizi da fare sia “imparare a respirare”, in senso fisico e spirituale.

Spesso andiamo in tilt, siamo dissociati tra quello che sentiamo, diciamo e facciamo, siamo cristiani “scollegati”, ci sentiamo dentro un frullatore, sovrastati dalle cose spesso assurde e orribili che capitano ( penso alle guerre, alle calamità naturali…ma anche alle relazioni all’interno della nostra vita, ai figli, ai problemi educativi, al lavoro…) siamo impotenti, scarsi nella nostra capacità di reagire, poveri di fede – quella fede che smuove le montagne e calma le tempeste – un po’ passivi, un po’ a fare lo slalom tra i problemi, intenti a restare a galla.

Il prato con il bosco del Convento dei Cappuccini di Acquapendente

IMPARARE A RESPIRARE vuol dire farsi furbi, evangelicamente scaltri, alzare gli occhi da terra, non per non vedere ma per vedere meglio, dall’alto; non guardare solo a noi e al nostro piccolo mondo, sentirci parte di un insieme e, soprattutto, nelle mani e nel cuore di Dio che ci attrezza alla lotta.

“Se ti presenti per servire il Signore preparati alla tentazione…” (Sir., 2) Il nostro Dio vicino è amore ( 1 Gv. 3,8), ma non quell’amore iperprotettivo che ci rassicura che niente di male ci potrà accadere.

L’amore ci lascia dentro la vita di tutti i giorni con la consapevolezza che Dio è all’opera con noi: “Lo Spirito del Signore è su di me…portare il lieto annunzio ai poveri, fasciare le piaghe dei cuori spezzati…Ricostruiranno le antiche rovine, rialzeranno gli antichi ruderi…” (Is. 61 e Lc. 4, 18)

PARTIAMO DALLO SGUARDO DI DIO SU DI NOI, DA QUESTO AMORE IMPEGNATIVO, DALLA RELAZIONE – LEGAME IN CUI CI COINVOLGE.

Il nostro problema, infatti, è la dispersione e la soluzione è ricondurre tutto all’unità…non allontanandoci, separandoci, evitando le relazioni e i problemi, ma entrando in una relazione così profonda e innamorata con Lui che ci faccia vivere nel mondo senza essere del mondo.

Vivere dal di dentro, impastati con la storia, con gli uomini e le donne con cui viviamo, ma “stranieri e pellegrini” (1Pt.) ovunque e con chiunque, senza “sistemarci”, metterci al sicuro, pronti sempre a ripartire e ricominciare con la libertà e l’assolutezza di un cuore innamorato.

E’ un’avventura bellissima… Buon cammino a tutti!

Sr. Amelia