Quinta settimana di Quaresima

Di   31/03/2017

L’inizio del viaggio, qualsiasi viaggio, e più generalmente il viaggio della vita, è sempre dentro di noi. E’ il cuore che decide di partire, cosa portare, cosa lasciare (questo si impara anche strada facendo…), cos’è essenziale e di che cosa possiamo fare a meno.

Dal cuore si parte per fare unità nella vita, per restare dentro una relazione stretta col Signore, unico amore.

Sì, perché l’amore è uno solo, si traduce e si realizza concretamente in tanti atteggiamenti (prendersi cura, condividere, perdonare, fino a dare la vita…), comprende l’amore per Dio, per gli altri e per noi stessi, ma è uno solo.

Unificare è semplificare, raccogliere, lasciare, prestare attenzione, ascoltare, non pretendere, non rivendicare, oltrepassare tutti gli ostacoli per andare dritti alla meta: andare al cuore di tutto e di tutti e amare, in tutti i modi possibili che l’inesauribile creatività dello Spirito suggerisce.

E’ nel cuore che possiamo trovare – se vogliamo – un luogo tranquillo in cui sostare – ascoltare ed ascoltarci – stare insieme (con Lui, con noi stessi, con gli altri). Un luogo in cui essere felici, qualunque cosa accada, dentro tutte le cose e anche malgrado tutte le cose.

E’ necessario partire dall’incontro:

  • Lasciarsi guardare
  • Lasciarsi amare
  • lasciarLo fare

per fiducia, essenzialmente, perché Dio non può che volere il bene, anche attraverso strade tortuose e incomprensibili…

Non partire dalle cose da fare, non saltare alle conclusioni, non essere frettolosi nel cercare le cose che non vanno, le colpe, le scorciatoie dei buoni propositi che spesso lasciano il tempo che trovano… (questo è un modo per essere superficiali, sbrigativi, per evitare l’incontro profondo…). Facciamoci furbi: siamo seri!

E’ la vita, diciamo noi, che è una lotta e non consente un incontro profondo, con noi stessi, con gli altri, con Dio.

La lotta vera è quella dentro di noi, per fare spazio a Lui, per dargli tempo e cuore, per lasciarci guardare, lasciandoci disarmare per permettergli di disfare pazientemente i nostri piani, la nostra “normalità”, per farci entrare nel suo modo di vedere e di sentire, di ragionare e di scegliere, di amare all’infinito.

Da “Il deserto nella città” di Carlo Carretto

“Sì, doveva proprio essere l’amore a creare l’unità in me.

Difatti gli innamorati che si trovavano sul treno bisbigliavano tra di loro in perfetta armonia senza preoccuparsi di ciò che capitava attorno. Io bisbigliavo col mio Dio che avevo ritrovato.

Fare il deserto in luoghi abitati.

Ti dirò subito un’altra cosa che è molto importante per chi, come te, è molto occupato e dice che non ha tempo per pregare.

Considera le realtà in cui vivi, l’impegno, il lavoro, le relazioni, le riunioni, le camminate, le spese da fare, il giornale da leggere, i figli da ascoltare, come un tutt’uno da cui non puoi staccarti, a cui devi pensare. Dirò di più: un tutt’uno attraverso il quale Dio ti parla e ti conduce. Non è fuggendo che troverai Dio più facilmente ma è cambiando il tuo cuore che tu vedrai le cose diversamente.

Il deserto nella città è solo possibile a questo patto: vedere le cose con occhio nuovo, toccarle con uno spirito nuovo, amarle con un cuore nuovo. E’ allora che non occorre più fuggire, chiudersi tra sogno e realtà, spaccarsi tra ciò che penso e ciò che faccio, andare a pregare e poi distruggersi nell’azione, fare i pendolari tra Marta e Maria, restare perennemente nel caos, avere il cuore diviso, non sapere dove sbattere la testa. Sì, la realtà ci educa e come! La realtà è il vero veicolo sul quale Dio cammina verso di me, specie se è una realtà dolorosa, dove la volontà è messa a dura prova e dove riscopro con più evidenza la mia povertà.”

Ci mancano ancora pochi giorni di questa Quaresima: approfittiamone! Facciamo un po’ di deserto…

Un abbraccio

sr. Amelia