Pasqua 2017

Di   16/04/2017

In questi giorni ripenso con gioia e gratitudine alla mia vocazione, alla sua scoperta, ai suoi inizi.

Sono una Sacramentina del Giovedì Santo!

Diventai consapevole di questa vocazione in un’esperienza forte e prolungata di volontariato. La risurrezione ispirava quella scelta, le dava la forma, motivava la vita quotidiana.

Risurrezione di Gesù, come radice, certezza, fondamento.

Risurrezione dell’uomo, come possibilità creativa di bene, di riscatto, di riuscita, dentro e oltre ogni male, fisico, mentale, sociale.

Insieme: questo era lo stile, nella consapevolezza – che libera da qualsiasi forma di egoismo e superiorità – che tutti, in qualche modo, siamo poveri, non bastiamo a noi stessi, siamo malati, sbagliamo, abbiamo bisogno di essere amati come siamo.

La presenza di Gesù nell’Eucaristia, così silenziosa, radicale, “eccessiva”, senza ritorno, incondizionata, senza risparmio, sbriciolata nel suo condividere ogni vita, ogni realtà, mi conquistò allora e mi conquista oggi.

La Casa di Lazzaro è nata e cresce in questa mia vocazione radicalmente, la esprime, e ad ogni Pasqua risplende di tutto il suo significato e si apre a nuove intuizioni, alle infinite possibilità create dalla presenza del Signore nella nostra vita.

Fin dall’inizio, la Casa di Lazzaro si è ispirata e ha voluto esprimere un duplice significato: la casa dell’amicizia, in cui Gesù trovava affetto, rifugio, riparo e condivisione nei momenti difficili della vita; il luogo in cui la morte è stata vinta materialmente dalla presenza di Gesù che ha fatto risorgere Lazzaro, prima di risorgere lui stesso.

L’ultima morte, quella del venerdì santo, non è l’unica morte che l’uomo conosce.

Ognuno di noi nella vita passa attraverso piccole e grandi morti che spengono la vita, la minacciano, la soffocano, la distruggono.

Penso ai più deboli, ai più piccoli, schiacciati in ogni parte del mondo; a questa “terza guerra mondiale vissuta a pezzi”…

Ma non solo. Ci sono tante violenze, prepotenze, anche non fisiche, nelle famiglie. Ci sono tante emarginazioni, e non mi riferisco solo ai migranti e stranieri. Ci sono troppe povertà educative, spesso, ma non solo, dove abbonda la ricchezza; troppi falsi miti, falsi obbiettivi da perseguire nella vita.

La risurrezione di Gesù ci riporti allo splendore della nostra umanità. Ci restituisca alla fatica e alla bellezza del tessere relazioni significative, fatte di attenzione, rispetto, solidarietà, condivisione. Vinca l’egoismo e la paura dell’altro e del diverso. Ci riduca alla felice necessità di rischiare il dono di noi  stessi per far crescere il bene, in noi e intorno a noi.

Riaccenda in ciascuno la passione per la bellezza, il gusto della fatica nella costruzione di un mondo possibile, quello del Vangelo.

Ci sostenga la presenza di Maria che, da vera donna, da vera mamma, non si è lasciata fermare dalla morte ma ha atteso, fiduciosa, silenziosa, laboriosa, raccogliendo intorno a sé i discepoli spaventati, la risurrezione di Gesù.

C’è troppa paura nel mondo; ci vogliono donne di speranza, donne forti, disposte a rischiare la tenerezza e la misericordia, correndo nell’aria fresca del mattino, presagendo, col profumo della primavera, quello della risurrezione da accogliere, da vivere e da far fiorire ovunque.

BUONA PASQUA! È un augurio e una preghiera.

Sr. Amelia