Auguri per l’anno nuovo

Di   29/12/2017

Carissimi, 

oggi, mentre vi scrivo, è la festa dei Santi Innocenti.

Che strano istituire una festa per una strage di bambini…

E il giorno dopo Natale abbiamo fatto memoria di S. Stefano, primo martire.

Giusto per smaltire un po’ quella patina superficiale e zuccherosa di un cristianesimo apparente…

Ecco chi è Gesù, ecco chi sono i cristiani: gente che dà la vita.

Senza proclami, senza fare notizia (quante stragi di innocenti consumate ai nostri giorni nell’indifferenza generale… ). Sono martiri senza sentirsi tali: hanno lo sguardo fisso alle “cose di lassù” e non c’è niente che li può distrarre, trattenere, convincere al compromesso.

Il cammino di Gesù verso il dono ultimo consumato sulla croce è cominciato a Betlemme…

E non ha tenuto al riparo Maria e Giuseppe. Chiuderemo quest’anno domenica prossima, con la festa della Santa Famiglia.

Rendendosi disponibili al sogno di Dio sul mondo, dando la vita a Gesù, hanno consegnato la loro vita e L’hanno seguito senza capire e senza bisogno di spiegazioni.

Eccoli subito per strada, senza casa, senza mezzi, senza il calore dell’umana accoglienza.

E subito ancora profughi, in fuga, perché il potere teme i cambiamenti, anche se sono quelli bellissimi e buoni dell’amore umile, e teme la diversità.

Poi il silenzio, per molti anni, di una famiglia povera e laboriosa, in ascolto di un Dio sempre sorprendente, incarnato in un quotidiano che si rivela eterno.

Prego per tutte le famiglie, per le nostre, gente della Casa di Lazzaro! Prego perché siamo tutti capaci di ritrovare – nella selva intricata di problemi reali, di esigenze non sempre tali… – l’essenziale e seguiamo Gesù…restando per strada.

Ho trovato il brano di una lettera di don Andrea Santoro che trasformo in preghiera ed auguro a ciascuno per l’anno nuovo.

Ve la consegno così com’è; se qualcuno vorrà, potremo trovare il modo di ragionarci sopra insieme.

BUON ANNO NUOVO NEL SIGNORE!

Sr. Amelia

“Dio, unico testimone imparziale di tutto, è proprio Lui che invita i suoi “servitori” (come dicono i musulmani) e i suoi “figli” (come dicono i cristiani) a cercare l’uno il bene dell’altro, ad aprirsi l’uno ai diritti dell’altro, l’uno alla riconciliazione con l’altro. Come condividiamo in Dio l’unica fonte di grazia, di misericordia e di provvidenza così siamo chiamati nel suo nome a condividere gli spazi per la fede, la vita e l’avvenire di ognuno.

Facile? Niente affatto. Ma possibile.

A partire da queste osservazioni vorrei trarre qualche conseguenza.

  • C’è bisogno di riseminare la presenza cristiana in queste terre, una presenza che renda visibile il volto mite, umile, amoroso di Cristo. Una presenza affidata a minuscole comunità di persone singole e famiglie che parlino solo il linguaggio della preghiera, dell’amore di Dio, del lavoro quotidiano, dell’amore vissuto in fraternità, della bontà spicciola verso tutti, dell’amicizia semplice e generosa verso i vicini, dell’umile dialogo quotidiano, della testimonianza vera e trasparente di Colui che abita nei nostri cuori.
  • C’è bisogno di chi creda profondamente nel dialogo, nell’unità e nella comunione e se ne assuma, corpo e anima, il peso e la fatica. C’è bisogno di cercare vie per parlarsi, conoscersi, capirsi. La tentazione di stancarsi, di isolarsi, di rinchiudersi nel proprio mondo è forte.
  • C’è bisogno che in Europa ci sia gente disposta a capire un mondo così diverso dal nostro, i vasti e vari popoli che compongono il Medio Oriente, le realtà musulmana, ebrea, cristiana che qui vivono gomito a gomito ma che sempre più si ritrovano accanto anche nelle nostre nazioni europee. Bisogna essere disposti ad amare, a pregare, a entrare nel cuore sofferente di Dio che geme per i suoi figli divisi.
  • Infine c’è bisogno, per noi cristiani, di guardare a Cristo e di seguire Lui. Gesù ce l’aveva detto:  “Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca.” Tutto passa : solo la santità attraversa i secoli e rischiara il mondo. Solo l’amore rimane. Si tratta in definitiva di cominciare a ridiventare semplicemente cristiani.”

Da “Lettere dalla Turchia” di don Andrea Santoro