4 Marzo 2018 – TERZA DOMENICA DI QUARESIMA

Di   03/03/2018

Cari amici,
questo è veramente un “tempo favorevole” per…prenderci del tempo, sgomberare tante cose inutili, crearci uno spazio e un luogo per la preghiera.
Nonostante tutti i nostri impegni, i ritmi forzati delle nostre giornate…arriva un freddo un po’ straordinario, il gelo blocca i movimenti ( voli e treni sospesi, traffico rallentato ovunque, scuole chiuse…) e tutto resta sospeso nell’incanto bianchissimo della neve che gela.

Possiamo trasformare tutto questo anche in un’occasione per rallentare, ritagliarci uno spazio un po’ più prolungato per la preghiera nella quale ci stiamo impegnando in questa Quaresima. Se possiamo pregare tenendo in mano una Bibbia, ci accorgeremo che ogni brano che leggiamo è preceduto da una serie di riferimenti che lo collegano agli altri Vangeli o ai Salmi o ad altri libri della Bibbia. Le piccole sigle, infatti, che precedono il brano, si riferiscono proprio al libro, al capitolo e ai versetti, che si collegano al brano che stiamo leggendo. Per aiutarci ad esemplificare, questa settimana partiremo dal Vangelo di questa terza domenica di Quaresima di questo che è l’anno B (per poter leggere , ciclicamente, quasi tutta la Bibbia, la liturgia la divide in tre cicli, A, B, C, che si ripetono ogni tre anni).

Si tratta del Vangelo di Giovanni, al cap. 2, dal versetto 13 al 25). Già nella lettura del brano, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, dicevamo che ci può essere utile leggere lo stesso brano riportato dagli altri evangelisti: ciascuno di loro lo esprime a modo suo e può essere un arricchimento.
Davanti alla Parola, entriamo in preghiera come ci è stato suggerito – è come un’immersione…non si fa “a freddo”, va preparata, anche qui bisogna sgomberare e dedicare attenzione…- leggiamo nuovamente il brano, sottolineato, colorato, arricchito da brani paralleli…ed entriamo nel secondo
tempo:

LA MEDITAZIONE

Preghiera:
Spirito del Padre e del Figlio, vita di ogni vita, donami di conservare nel cuore, come Maria e con lei, la Parola ascoltata e di meditarla nella preghiera e nella vita, così che riempia di senso l’esistenza e radichi ogni agire. Ora l’impegno – sostenuto dallo Spirito Santo che solo ci regala la possibilità di andare oltre i nostri orizzonti limitati – è quello di andare in profondità. Dopo lo sguardo attento ai personaggi, al contesto, alle parole, ai sentimenti, ai gesti, a cui ci siamo dedicati nella LETTURA, ora è il momento di andare al cuore, cercare di capire – non solo registrare, un po’ da spettatori – , vedere come tutto ciò ci coinvolge, interpella la nostra vita, ci mette in discussione. 

Per aiutarci, prendiamo in considerazione il brano di Giovanni (narrato, peraltro, anche dagli altri evangelisti ). Gesù si trova nel tempio di 

Gerusalemme, centro della vita religiosa e civile dei Giudei, in esso si dava culto a Dio e il Consiglio degli anziani esercitava la giustizia per il popolo.
Edificato per avere un luogo in cui si incontrava Dio, era divenuto anche un luogo di potere e persino di commercio: vi si acquistavano gli animali da offrire in sacrificio. In questo modo era diventato anche un “mercato”, un luogo dove si discriminava il povero e il ricco. Così, mentre il culto si proponeva di fortificare il rapporto con Dio, il tempio diventava fonte di ingiustizia, di ambizione e di ipocrisia religiosa. La reazione di Gesù è radicale, severa, e suscita – da parte di coloro che erano corrotti e ricavavano vantaggi dal commercio – il proposito di ucciderlo. Davanti a questo episodio non lasciamoci facilmente trascinare alle considerazioni sulle ricchezze della Chiesa, la contro testimonianza di coloro che predicano il Vangelo e vivono per i soldi, il potere, le alleanze… Guardiamo a noi, al nostro cuore, alla nostra vita. Come ragiona, come giudica Gesù? Che cosa, nella nostra fede, nella preghiera, nei rapporti con gli altri, in famiglia, al lavoro, in parrocchia, Gesù oggi “butterebbe fuori” dal tempio che siamo noi?

Che cosa , in noi, definisce ipocrita, interessato, egoista, traditore di quell’unico comandamento essenziale a proposito dell’amore per Dio e per il prossimo? Quali ipocrisie smascherare? A quali apparenze rinunciare? Quali interessi, prepotenze, violenze, abbandonare? Ricordiamo che questo tempo di deserto non ha primariamente una funzione penitenziale, non vuole umiliarci… Dio ci ama, vuole solo che ritorniamo ad un amore pulito, libero, profondo, radicale, che niente e nessuno può rubare dalla nostra vita. Solo in questo amore vero, per Lui e per gli altri, è la nostra felicità. Senza ansie né paure, come si comincia un viaggio impegnativo e pieno di sorprese, avventuriamoci nella meditazione…

Buon Cammino!

Sr. Amelia