Pasqua 2018

Di   31/03/2018

Cari amici, non c’è tradimento, sofferenza o morte che possa fermare l’amore.

Questo è il messaggio della Pasqua di Gesù che diventa una consegna. “Va’, e fa’ altrettanto”. Nel crescendo dell’inimicizia dei potenti e dei farisei, di coloro che non vogliono cambiare né le cose né la propria vita che ruota intorno ai loro interessi e al loro egoismo, si apre e si fa strada la Storia. Un orizzonte nuovo, che realizza le promesse, crea possibilità, passa attraverso difficoltà insormontabili, si spalanca davanti agli occhi e al cuore di chi si fida e segue il Signore persino nella morte. Pasqua è tempo di scelte. Ci sono due modi di vivere e di affrontare la dura e creativa fatica quotidiana.

O viaggiamo a scartamento ridotto, cercando di evitare i problemi, coltivando neutralità improbabili, arrendendoci, ritirandoci, chiudendoci, sfuggendo le responsabilità, evitando il contatto che compromette e fa correre rischi… Oppure… seguiamo Lui, a qualunque costo, anche al buio, anche se
non capiamo, anche se il cuore si sente stracciare e in un abbandono ed in una solitudine, apparentemente carica di impotenza.

Spesso l’impegno non produce risultati. Chi dovrebbe condividere si defila. La fatica prevale. La morte sembra farsi strada. Non sono sensazioni ma fatti concreti, nomi, persone, situazioni… Crediamo – e non a cuor leggero, non senza tremori e sussulti, non senza lotta – che la vita ha l’ultima parola, pur passando attraverso la morte, apparentemente più volte sconfitta e lacerata, la possiamo riabbracciare, intatta, anzi, moltiplicata, fin da ora, mentre camminiamo in salita, ansimando. Chi crede sa leggere i segni ovunque disseminati da Dio – Amore (Padre, Fratello, Amante) e di essi vive, ne segue le tracce e nulla lo ferma.

Consiglio a tutti la lettura di un libro che ho riletto volentieri e tutto d’un fiato, in questi giorni. “Un gancio in mezzo al cielo” di Giulia Gabrieli, ed. Paoline. Senza commento.

E a tutti auguro i sentimenti e l’atteggiamento esistenziale di Maria nel Sabato Santo, tempo sospeso tra il dolore più grande e la più incredibile gioia (se ci pensiamo, la nostra vita è un lungo sabato santo, una vigilia, tempo carico di presenza e di assenza, di impegno e di preparazione a partire per l’ultimo viaggio…) Il testo che segue è di don Tonino Bello, vescovo.

“Se nel Sabato Santo il presente sembra oscillare su passato e futuro, è perché protagonista assoluta, sia pur silenziosa, di questa giornata è Maria. Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha lasciato accesa la sua lucerna. Solo la sua. Per tutta la durata del sabato, quindi, Maria resta l’unico punto di luce in cui si concentrano gli incendi del passato e i roghi del futuro. Quel giorno essa va errando per le strade della terra, con la lucerna tra le mani. Quando la solleva su un versante, fa emergere dalla notte dei tempi memorie di santità; quando la solleva sull’altro, anticipa dai domicili dell’eterno riverberi di imminenti trasfigurazioni. Santa Maria, donna del Sabato Santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l’ultimo punto di contatto col cielo che ha preservato la terra dal tragico blackout della grazia. Guidaci per mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è sorgente suprema. Stabilizza nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie, perché nei frammenti del passato possiamo ritrovare la parte migliore di noi stessi. E ridestaci nel cuore, attraverso i segnali del futuro, una intensa nostalgia di rinnovamento, che si traduca in un fiducioso impegno a camminare nella storia. Santa Maria, donna del Sabato Santo, aiutaci a capire che, in fondo, tutta la vita, sospesa com’è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. E ‘ il giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li asciuga al sole di primavera perché diventino tovaglie di altare. Ripetici, insomma, che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c’è peccato che non trovi redenzione. Non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell’alleluia pasquale. Santa Maria, donna del Sabato Santo, raccontaci come, sul
crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all’incontro col tuo Figlio risorto. Quale tunica hai indossato sulle spalle? Quali sandali hai messo ai piedi per correre più veloce sull’erba? Come ti sei annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena? Quali parole d’amore ti andavi ripassando segretamente, per dirgliele tutto d’un fiato non appena ti fosse apparso dinanzi? Madre dolcissima, prepara anche noi all’appuntamento con Lui. Destaci l’impazienza del suo domenicale ritorno. Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti. Perché qui le ore non passano mai.”

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti, in attesa della Risurrezione ultima e totale. Aiutiamoci gli uni gli altri con la preghiera. E questo lungo tempo pasquale che oggi si apre (ben 50 giorni!) ci trovi a seminare ovunque piccoli segni di vita, realizzazioni ed anticipi della Risurrezione.

Sr. Amelia