I domenica di Avvento 2019

Di   29/11/2019

Sollecitata dalla vita, dagli eventi, dagli incontri ( davvero moltissimi
quest’anno) ho pensato di riprendere e rielaborare gli appunti degli
Esercizi Spirituali vissuti nel marzo 2017 con la Parrocchia di S. Ippolito
e di proporli come una semplice lettura che può illuminare, rasserenare,
far germogliare la vita di ogni giorno, così che sia un dono che riceviamo e
ridoniamo con gioia e non solo con fatica.
Possa la fede essere il dono più prezioso che riconosciamo di avere e
vogliamo regalare agli altri. Possa il Signore essere l’unico nostro bene e
di Lui la nostra vita sia piena.

L’IMPASTO

Le scelte importanti della nostra vita vanno rifatte continuamente, con
consapevolezza sempre nuova, a cerchi concentrici.
Come la vita è nuova ogni giorno e ci cambia, ci plasma, ci chiarisce a noi
stessi e al mondo, sempre allargando l’orizzonte…così le nostre scelte.
Compresa la fede, vissuta come dono gratuito e come talento da
trafficare perché la vita ne sia tutta fecondata.
Così, non possiamo accontentarci di ripetere gesti e parole, stare più o
meno a certe regole, seguire una morale. Pena sarebbe quella di scadere
nell’abitudine, negli atteggiamenti polverosi e sterili, in una pratica senza
gioia e senza il coinvolgimento del cuore e dell’esistenza.
Fede è scegliere Dio prima di tutto e di tutti e può darsi soltanto in un
rapporto personale che va crescendo, come ogni rapporto, giorno per
giorno.
Di solito, queste sono considerazioni che facciamo in alcuni momenti
particolari: riunioni, corsi, ritiri, esercizi spirituali. E di solito accendono
fuochi che presto la vita quotidiana si impegna a spegnere e ci lasciano
con un senso di impotenza e di rimorso.
Se veramente abbiamo solo intuito che la fede, il rapporto con Dio, ha la
priorità su tutto, dedichiamogli un po’ di tempo, coltiviamolo con pazienza,

senza fretta, senza la pretesa di capire tutto subito e, soprattutto, senza
l’ansia dei risultati.
Stiamo svegli, prestiamo attenzione, lasciamo a Dio tempo e modo di
incontrarci, non facciamo partire sempre tutto da noi. Non siamo il centro
del mondo.
L’invito non è quello di fare un ritiro o un corso di esercizi spirituali. Non
occorre aprire una parentesi nella nostra vita quotidiana, anzi, abbiamo
bisogno di starci dentro con occhi e cuore che ne tolgano la polvere,
l’indifferenza, ci scrolli di dosso quel senso di smarrimento, di fallimento,
di insicurezza che ci paralizzano (per sfuggire ai quali, a volte, diventiamo
superficiali) e CI RESTITUISCA AL NOSTRO QUOTIDIANO PIU’
ORDINARIO COME AD UN “ LABORATORIO”, nel quale ascoltare e far
parlare la Parola, trafficare talenti, costruire alleanze…
Non dobbiamo uscire dalla nostra vita quotidiana per incontrare il
Signore.
“Convertitevi e credete al Vangelo” (bella – buona notizia) perché il Regno
di Dio è vicino ( inteso come “prossimo”, non che sta per venire, ma che è
già qui). Mt. 1,15
E ‘ il primo annuncio di Gesù : Dio è entrato nella storia, vive con noi.
Perché noi dovremmo uscirne, distaccarcene, per incontrarlo ?
La mentalità pagana (non genericamente umana, perché l’umanità esce
dalle mani di Dio somigliante al Figlio ), dualistica, provoca una spaccatura
nella vita: Dio – uomo; preghiera – vita; tempo eternità, mettendo tutti
contro tutti, tutto in contrapposizione e condannandoci alla
frammentazione, dentro di noi, prima di tutto e poi fuori, intorno a noi.
Se Dio e l’uomo sono rivali, se la preghiera e la vita corrono su binari
diversi e sono inconciliabili, se il tempo e l’eternità sono alternativi l’uno
all’altro, nemici l’uno dell’altro, allora siamo condannati alla dissociazione,
al non sentirci a casa né sulla terra né in cielo.
“Con l’incarnazione Cristo si è unito in qualche modo ad ogni uomo”
(Gaudium et spes”).

Unendo in sé stesso Dio e l’uomo GESU’ RICONDUCE TUTTO
ALL’UNITA’.
Dove incontra difficoltà (sappiamo quante ne ha incontrate nella sua vita
umana e quante ne continua ad incontrare nella nostra…) ci mette del suo,
paga di persona, come il buon samaritano, fino a rimetterci fisicamente,
storicamente la vita, dopo un percorso esistenziale nel quale si è PRESO
CURA di ciascuno, con misericordia, di cuore, con tenerezza, mettendo
sempre al centro il più debole, allargando la fraternità fino a farla
diventare universale…
In questo modo Gesù, vero buon samaritano, raccoglie l’uomo ferito dal
“dualismo” e lo riporta all’unità di un solo amore, quello verso Dio e verso
l’uomo.

In questa prima settimana di Avvento possiamo cercare anche noi di
superare ciò che ci rende divisi dentro di noi e fra noi, regalandoci
qualche tempo di dialogo con Colui che ci abita e ci ama e abbracciando la
nostra vita quotidiana, in tutti i suoi aspetti, con tenerezza, disarmandoci
per incontrare gli altri senza porre ostacoli…