La spiritualità

L’associazione si colloca tra l’altare e la strada e cammina sulle vie dell’ordinaria esistenza dell’uomo. Si tratta di salvare e santificare silenziosamente il mondo attraverso la presenza e l’adorazione dell’Eucaristia e attraverso il prolungarsi della vita di Gesù in noi.

Il Signore continua  a chiamare a sé, irresistibilmente.

Rispondergli è guardare a Lui, ascoltarlo, restare con Lui e seguirlo, lasciando che Lui ci mandi dove e come vuole.

“Gesù, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv. 13).

Il nostro sguardo e il nostro cuore, tutta la nostra persona, è presa da questo amore senza limiti, senza fine, senza condizioni, disposto a dare tutto, anche la vita; che non si lascia fermare da niente né disamorare dall’abbandono, dall’ipocrisia, dal fallimento, dal tradimento.

Anzi, è un amore che, per compiere il dono più completo e più grande, sceglie proprio il momento più buio: “Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane…” (1Cor. 11,23).

Proprio quando nulla umanamente invoglia e sostiene, quando tutto di sé potrebbe suggerire di tirarsi indietro, di salvarsi dal male che nell’uomo sembra più forte, di separarsi da chi non lo capisce e non lo ama, Gesù offre la vita nel contesto dell’amicizia e di un amore così umile che non chiede neanche di essere accettato, tanto meno ricambiato. Chiede solo di potersi regalare e di esprimersi in una modalità non vincolante, debole, senza importanza e senza riconoscimenti.

“Mentre cenavano (…) si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.” (Gv. 13)

In un clima fortemente contemplativo ci lasciamo coinvolgere nel suo donarsi infinito ed offriamo le nostre esistenze come carne in cui prenda corpo la Parola: “Fate questo in memoria di me. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io facciate anche voi.” (Gv. 13)

Gesù ha scelto come realtà-chiave in cui sintetizzare tutta la vita e nella quale concentrare il dono estremo, quella del tradimento: ha fatto sua la parte peggiore dell’umanità.

Ha scelto l’inferno dell’uomo.

Si è calato interamente in questo inferno (durante tutta la sua esistenza fino al momento in cui, risorto, vi è disceso per liberare finalmente l’uomo con la forza nuova dell’amore più forte della morte), si è lasciato mangiare dalla morte; ha scelto di condividere così radicalmente ogni povertà da diventare “peccato” (2 Cor. 5,21) perché questo potesse morire con Lui.

Nella Trasfigurazione (Mt. 17,1-9) tutto questo è fotografato per sempre e l’esperienza s’incide indelebile nel cuore dei discepoli.

Quell’uomo è Dio. Il tempo è già entrato nell’eternità. L’esperienza umana lascia intravedere, in controluce, quella divina.

Si dovrà passare attraverso la passione e la morte, ma l’ultima parola sarà lo splendore della vita. Si dovrà scendere nell’inferno, dunque, per arrivare al Regno dei cieli.

E tutto questo sarà possibile perché l’Eucaristia adorata, celebrata, vissuta nei suoi aspetti di sacrificio e di comunione, sarà il centro della vita di ciascuno. La presenza di Gesù nell’Eucaristia scalda i cuori, radica nella vita con umile coraggio, costruisce la fraternità, rende capaci del dono della vita.

Le radici del nome dell’Associazione “Casa di Lazzaro” sono in questa presenza che salva e consegna ad una vita condivisa ed accogliente.

La casa di Lazzaro, nella vita di Gesù, era la casa dell’amicizia, dove si sentiva accolto e amato, ascoltato e seguito, servito e adorato: era il luogo dove il suo cuore a volte riposava dalle molte lotte della vita di strada e dove ritrovava il suo essere Figlio e Salvatore del mondo, pronto a ripartire. Nel Vangelo la casa di Lazzaro è anche il luogo in cui Gesù incontra la più grande povertà umana, la morte, e, prendendo per mano Lazzaro, già morto da giorni, lo riporta alla vita.

Sia l’aspetto familiare-amicale, sia quest’ultimo del riportare alla vita dopo le molte morti che tutti incontriamo nell’esistenza, appartengono alla spiritualità e all’esperienza concreta dell’Associazione che, proprio nello stile della famiglia, si offre come luogo in cui si può ripartire, riprendendo in mano la propria vita, dopo un tempo difficile per più ragioni.