L’Associazione

L’Associazione “Casa di Lazzaro” nasce da un irresistibile invito di Dio e da un cammino fatto insieme da persone diverse per vocazione, età, formazione, cultura, esperienza, impegni, in tempi e luoghi diversi.

Viene costituita formalmente nel marzo del 2002 come “associazione ispirata ai valori cristiani. Essa è ispirata al Vangelo, con finalità solidali con quanti si trovano in difficoltà, aperta ai bisogni del territorio, disponibile ad offrire un ambiente familiare che accoglie, ascolta, condivide, accompagna. L’associazione nasce come famiglia allargata, composta da laici e religiose, aperta a chi vive in temporaneo o permanente bisogno. In particolare, l’associazione ha come obbiettivo principale quello di prestare attività di assistenza sociale e sanitaria (come previsto al punto 1, lettera a, comma 1, art. 10 del D.L. 4/12/1997 n° 460) nei confronti di tutti i soggetti svantaggiati in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari, ovvero dei soggetti più deboli.” (art.3 dello Statuto)

Dal giugno del 2002 l’associazione ha avuto in comodato d’uso dai Padri Cappuccini della Provincia Romana l’antico convento di Acquapendente (VT) disabitato da molti anni ed ora reso, almeno in parte, agibile ed abitato con modalità diverse per tutto l’anno.

L’associazione si articola concretamente “a cerchi concentrici”, cioè in modalità di appartenenza diverse per ciascuno, in relazione alle proprie scelte di vita, non solo vocazionali.

Nel cerchio più interno si trovano alcune persone che scelgono di vivere insieme, nel convento di Acquapendente, e di offrire una famiglia allargata e articolata a quanti, per motivi diversi, ne hanno bisogno, con un’attenzione tutta particolare per ogni forma di povertà nell’ambito della cosiddetta “normalità”. Non si tratta di offrire specifici interventi professionali a favore di situazioni gravemente devianti, ma di offrire la presenza e l’ambiente umano-affettivo della famiglia, riconoscendo ad essa un valore terapeutico in quanto habitat naturale per la nascita, la crescita e l’intera vita della persona umana.

Ci sembra che un certo disagio esistenziale sia diffuso, sia in situazioni di chiara emarginazione (povertà economica, immigrazione, abbandoni familiari di minori, di donne, di anziani e disabili), sia sotto apparenze di normalità e persino di benessere.

A questo disagio esistenziale – che si avrà cura di scoprire discretamente dove non sia dichiarato – ci facciamo particolarmente attenti.

All’interno di questo nucleo centrale, in cui attualmente vivono due suore Sacramentine di Bergamo, in prospettiva si possono trovare: una piccola comunità religiosa, una o più famiglie aperte all’accoglienza, giovani e, più genericamente, singoli, che, anche solo come scelta temporanea, decidono di condividere una vita fraterna, sacerdoti, la cui presenza nella fraternità può essere motivata

  • da una scelta personale di vita comunitaria, al di là del servizio che svolgono nella Chiesa;
  • dalla presenza e dal servizio nei confronti della parrocchia, là dove il sacerdote è il parroco o un suo collaboratore;
  • da un momento di vita difficile o dalla necessità di un ulteriore discernimento vocazionale.

Anche per queste particolari fatiche umane la fraternità crede di poter offrire, con il clima e gli strumenti tipici della famiglia, lo spazio e il modo per una ricerca di senso all’interno del progetto di Dio-Amore.

Allargando un po’ il cerchio, possiamo trovare singoli, famiglie, comunità che condividono il cammino di fede e/o l’impostazione di vita della fraternità più dall’esterno e si ritrovano insieme in alcuni momenti e/o fanno da “appoggio” a richieste di ascolto, accoglienza, accompagnamento, e si impegnano, nel proprio ambiente di vita, sia a livello civile che ecclesiale, ognuno secondo le proprie scelte.

Altri possono decidere di offrire un servizio professionale o di sostenere in altro modo – anche solo economicamente – l’associazione, all’interno della quale alcuni membri lavorano stabilmente, altri possono scegliere di farlo solo in alcuni periodi dell’anno, altri svolgono servizi interni, utili alla vita dell’associazione.

Ognuna di queste realtà – anche quelle che fanno parte del nucleo centrale, abitativo, nel convento di Acquapendente – ha uno spazio abitativo proprio, per rispettare ritmi e modalità tipici di ogni vocazione.

Insieme – e a cerchi concentrici, con tutti quelli che fanno parte, in senso lato, dell’associazione – si vivono momenti ricorrenti e occasionali (assemblee, giornate di incontro sia di preghiera che di progettazione, scambio, confronto, condivisione della tavola, ricerca di soluzioni, verifica…).

Comune a tutti, nell’associazione, è la convinzione esistenziale che l’uomo trova pienezza di senso e di gioia nella persona del Signore Gesù e che il mondo, senza di Lui, è una casa spoglia e disabitata.

Comune è lo stile di vita semplice e sobrio per sottolineare e favorire la libertà da ogni egoismo-preoccupazione di sé e l’accoglienza-condivisione.

Comune è anche la scelta di prolungare ed esplicitare la presenza di Dio nel mondo in modo preferibilmente silenzioso ed intenso, attraverso la condivisione della vita di ogni uomo, le relazioni di tipo familiare, l’amicizia, l’ascolto, l’accoglienza e l’accompagnamento, se richiesto, nella preghiera e nella vita.

Si tratta di portare a tutti il Signore Gesù non tanto con le parole ma per irradiazione, lasciandolo trasparire da noi, perché tutti vedano le meraviglie che Egli compie in chi, fragile e povero,ma fiducioso e deciso, gli si dona.

Il modo è quello di Maria, la Madre: prima della nascita del Figlio lo porta dentro di sé, senza che alcuno lo sappia, eppure lo stesso ne traspare la presenza: poi vive in dialogo continuo con Lui, realizzando con Lui la salvezza del mondo, contro il parere degli uomini di questo mondo e contro le sue stesse incertezze: lo segue nella vita di Nazareth, in quella pubblica e fino al Calvario, certa della risurrezione.

Senza atteggiamenti cattedratici, da sapienti e potenti di questo mondo, il dialogo, l’amicizia, la stessa vita, ci permettono di incontrare chiunque ed in particolare coloro che, per qualsiasi motivo, rifiutano, non tanto Dio quanto le strade “ufficiali” per arrivare a Lui.

Questo modo prevalentemente mariano di portare e comunicare Gesù ne sollecita il “risveglio” nel cuore di ogni uomo nel quale Lui ama abitare, anche da clandestino.

E’ Lui il grande immigrato per il quale non c’è ancora posto nel mondo.

E’ Lui che continua a far fiorire il deserto del mondo.

Questo stile dimesso e carico di umanità – in linea con l’incarnazione di Gesù e con tutte le sue scelte – determina anche il tipo di servizio e il suo concreto declinarsi nel territorio che può essere il paese, il quartiere della città, la parrocchia, la scuola e l’ambiente sportivo frequentato dai figli, ecc. ecc.